Nel mondo aperto e senza frontiere della Rete torna il fascino del campanilismo. Dal globale “.com” si parte alla riconquista del locale, con il nuovo “.paris” e presto un “.nyc”, “.london”, “.berlin” e così via. Parigi è una delle prime città ad aver registrato il suo dominio. Da maggio saranno in linea un centinaio di nuovi siti con quest’estensione: musei, aeroporti, società di trasporto pubblico, ma anche ristoranti, negozi di lusso, marchi di sport, associazioni benefiche.

Parigi diventa un logo anche sul web e l’idea sarà presto seguita da Berlino, New York, Vienna e altre città che hanno già chiesto di registrare le rispettive estensioni. L’Italia è in ritardo. E’ di pochi giorni fa la notizia che Roma ha scoperto di non poter registrare il suo dominio capitolino perché è già di proprietà di una società inglese. In attesa che ci sia un nuovo bando per riprendere l’estensione “.roma”, nel 2015, le altri grandi metropoli turistiche si lanciano in questo nuovo, promettente mercato virtuale. Dietro ovviamente c’è il business ma anche ragioni politiche. Molte regioni, come la Catalogna, la Bretagna o la Corsica, hanno chiesto di poter avere il proprio dominio.

Parigi ha giocato d’anticipo. Già nel 2008 il comune ha chiesto la registrazione di un nuovo dominio all’Icann, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers. «L’innovazione di Parigi è scrutata da molte altre città nel mondo» ha raccontato Fadi Chehadé, direttore dell’Icann, venuto a Parigi per celebrare il lancio di “.paris”. «E’ un momento storico nella piccola storia del cyberspazio» ha aggiunto Chehadé. I primi novantotto fortunati siti che potranno fregiarsi del dominio parigino sono stati scelti attraverso un bando, dopo una selezione tra oltre trecento candidature.

Nella lista, otre alle società che gestisce le pagine gialle, gli aeroporti di Roissy e Orly o le visite alla Tour Eiffel, compaiono anche il marchio di borse Delsey oppure il concept store Merci. I siti prescelti avranno un’esclusiva fino alla fine del 2014 quando il comune aprirà a tutti i possibili candidati. L’asta iniziale ha permesso all’amministrazione parigina di pagare i costi dell’acquisto del dominio e la comunicazione legata all’operazione, oltre 400mila euro. «Per il debutto volevamo garantire un minimo di selezione, evitando il far west digitale» spiega Jean-Louis Missika, assessore all’Innovazione del sindaco Bertrand Delanoë. Il prezzo per accedere a questo dominio dal 2015 non è ancora stato reso noto ma sarà comunque “moderato” e “accessibile”, anche se per il momento il comune vuole tenere per sé alcuni domini generici e molto ambiti come “hotel. paris” o “info.paris”.

Parigi è già all’avanguardia per il city branding online. Il comune ha inaugurato poche settimane fa il primo sito di e-commerce, con tutto ciò che rende inconfondibile la Ville Lumière: dalle poltrone di ferro che si vedono in molti parchi della capitale fino a borse per le biciclette Velib’ alle barche di legno con cui giocano da sempre i bambini nei giardini del Luxembourg o Tuilerie. Una vetrina digitale con 250 prodotti non tanto per guadagnare, spiegano all’Hotel de Ville, ma per difendere l’immagine della capitale che accoglie milioni di turisti.