Circa un anno fa la richiesta di Amazon di appropriarsi del dominio .amazon aveva sollevato accese proteste da parte dei principali Paesi dell’America Latina: i governi di Perù, Brasile, Cile, Argentina e Uruguay avevano presentato un esposto all’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) per bloccare ogni tentativo del colosso americano dell’e-commerce di impossessarsi del dominio in questione.

I Paesi della Regione Amazzonica, avevano denunciato una violazione dei propri interessi geografici, lamentandosi del fatto che l’uso esclusivo del dominio da parte di Amazon avrebbe di fatto negato la possibilità di altri utilizzi.  

Dal canto suo Amazon aveva sostenuto con forza  il proprio diritto ad un uso non geografico del nome puntando anche sul fatto che non poteva essere penalizzato per una richiesta di assegnazione di un dominio che i governi in questione non avevano ancora presentato.

Com’è andata a finire?

La battaglia si è conclusa lo scorso 16 maggio quando l’ICANN, l’organismo internazionale  che gestisce l’assegnazione dei domini Internet,  ha respinto ufficialmente la richiesta di Amazon sottolineando che nessuna azienda privata deve avere l’esclusività di utilizzo di un dominio che identifica un’area così importante del globo.