Il primo messaggio è partito da Via Santa Maria (Pisa), dove allora era situata la sede del Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico, istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Passò su un cavo telefonico della Sip (oggi TIM) fino alla stazione dell’Italcable di Frascati, società che gestiva le chiamate internazionali, da dove è stato dirottato al vicino Fucino, in Abruzzo. Qui un’antenna di Telespazio, ancora funzionante, ha sparato il messaggio verso il satellite Intelsat IV, che orbitava sopra l’Atlantico, ed è sceso in picchiata verso la stazione satellitare di Roaring Creek, che la Comsat aveva aperto due anni prima in Pennsylvania. Era il 30 aprile 1986. L’Italia si era collegata a Internet. E non se ne accorse nessuno!

Il mondo in quei giorni era preso dalla tragedia della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta quattro giorni prima. Internet non esisteva nella coscienza collettiva. Non esisteva neanche nel comunicato che qualche giorno dopo, con tutta calma, venne predisposto a Pisa. Si parlava di collegamento di Pisa ad Arpanet, la rete che era nata negli Stati Uniti nell’ottobre del 1969 per collegare i computer di molte università americane. Ma da allora quella rete si era allargata e grazie ad un protocollo progettato nel 1973 in Silicon Valley da Vint Cerf e Bob Kahn, era diventata Internet: una rete di reti. Non si poteva immaginare che da lì sarebbe partito un processo che ha portato miliardi di persone a collegarsi nel mondo e che quello fosse l’inizio della società dell’informazione.

I pioneri furono:

  • Stefano Trumpy (direttore del Cnuce)
  • Luciano Lenzini (appassionato scienziato e “architetto” del progetto)
  • Antonio Blasco Bonito e Marco Sommani (squadra tecnica)

Il progetto fu realizzato in sinergia tra Cnr-Cnuce, Italcable e Telespazio; per il collegamento fu usata la rete satellitare atlantica Satnet. Dietro quel risultato c’era però un lungo lavoro di preparazione iniziato negli anni Settanta in concomitanza con lo sviluppo di Arpanet (la rete della difesa militare americana), la stretta collaborazione con alcuni padri di Internet come Robert Khan e Vinton Cerf e la lungimiranza dei ricercatori italiani.

Dopo il via libera del Cnr al progetto da 510 milioni, bisognava cambiare hardware: andava inserito il Butterfly gateway, che aveva oltre 200 processori a bordo. Era il 1984 e Luciano Lenzini decise di gettare la spugna. Dopo qualche giorno comunica la decisione a Washington nel corso di una riunione che gestiva la sperimentazione di Internet in Europa. Robert Khan insieme con Vinton Cerf decisero di regalare il Butterfly gateway all’Italia per continuare il progetto. Una decisione che testimoniava la stima per quell’appassionato gruppo di ricercatori di lungo corso.”Internet non è piovuto al Cnuce per caso! A Pisa c’era un gruppo di ricerca tra i più avanzati in Europa. Questa è stata una grossa operazione culturale! – sottolinea Luciano Lenzini – Eravamo il quarto nodo europeo insieme a Gran Bretagna, Norvegia e Germania!”

Per ricordare il giorno in cui “l’Italia scoprì Internet“, come ha scritto qualche giorno fa Matteo Renzi, ci saranno in tutto il paese iniziative nelle scuole, nelle regioni e una celebrazione nella sede del Cnr di Pisa il 29 aprile. In occasione dell’Internet Day italiano, il premier lancerà dalla città toscana il primo bando sulla banda larga.